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VADEMECUM DI BASE INTORNO ALLA PROFUMERIA

Le informazioni essenziali che divulghiamo in questa sezione dedicata sono destinate a coloro i quali vorranno iniziare ad orientarsi con maggior cognizione di causa in materia di profumeria; a questo scopo riteniamo indispensabile, innanzi tutto, sgombrare il campo dalle troppe leggende a riguardo, tanto diffuse quanto prive di fondamento.

Lette le quattro schede cui si accede in calce sarete diventati dei "veri esperti" in materia!
Altro non vi rimarrà quindi che procedere con la formulazione "autarchica" del vostro profumo personale, unico... ed irripetibile.


PROFUMERIA ALCOOLICA » PICCOLO GLOSSARIO
Come si evince dalla tabella in calce, un profumo può accogliere in formula diverse quantità di materie aromatiche e le sue sfumature dipenderanno sempre e comunque dalla tipologia delle stesse, scelte ed armonizzate allo scopo di creare emozioni olfattive distinte.
Ad esempio riconosciamo combinazioni di natura femminile, mascolina, calda, secca, fresca, fiorita, ambrata, legnosa, erbacea, orientale, fruttata, canforata, agrumata, muschiata, etc.

CATEGORIA PROFUMO COMPOSTI AROMATICI* ALCOOL
Estratto di profumo 15% / 40% 85% / 60%
Spirito di profumo 15% / 30% 85% / 70%
Acqua di profumo (Profumo) 10% / 20% 90% / 80%
Acqua da corpo (Eau de toilette) 5% / 15% 95% / 85%
Acqua di colonia 4% / 12% 96% / 88%
(P.S.: percentuali orientative, min./max)
*N.B.: per "composti aromatici" intendiamo in senso generico una miscela liposolubile - più o meno complessa ed in qualunque proporzione - di olii essenziali e/o olii assoluti e/o fragranze di profumeria e/o molecole aromatiche di sintesi ed/od anche un solo elemento di questo elenco.

Da notare inoltre che l'alcool non rappresenta un veicolante e/o un solubilizzante irrinunciabile nella formulazione di un profumo: lo si può sostituire per esempio con un olio vegetale (i profumi dell'antichità si presentavano infatti tutti come unguenti) ed in ultimo... si sappia che se ne può fare tranquillamente a meno!
INTORNO AL MITO "TESTA / CUORE / FONDO"
Tradizione vuole da sempre che l'effetto di un profumo applicato sulla cute venga idealmente frazionato in tre "fasi olfattive identificabili":

La nota di testa (detta pure nota capitale): è quella che si avvertirebbe immediatamente dopo l'applicazione del profumo sulla pelle. Poiché la stessa è determinante per l'acquisto di un profumo, è generalmente più intensa delle altre componenti e viene conferita per mezzo di sostanze aromatiche volatili (quindi fugaci). Per questo motivo è sempre opportuno testare il profumo sulla pelle per qualche ora onde capirne l'effettiva natura nonché conoscerne l'interazione finale con la propria cute.

La nota di cuore: è quella che si percepirebbe nelle ore che seguono l'attenuazione (fino a scomparsa) della "nota di testa".

La nota di fondo: sarebbe l'effetto olfattivo definitivo del profumo, determinato dagli elementi aromatici meno volatili e più persistenti prescelti in fase di formulazione (di norma, la parte più nobile e costosa del preparato).
P.S.: noi riteniamo tutto ciò poco più che "folklore" in materia poiché l'evaporazione del profumo dopo la sua applicazione, consiste in pratica in un'inarrestabile - e più o meno lento - processo di distillazione: man mano, separandosi, si allontanano (e quindi si avvertiranno) le sue varie componenti, da quelle più volatili fino alle ultime meno volatili.

È per tutto ciò che un profumo, per la sua stessa natura, di fatto non potrà mai sprigionare una nota olfattivamente costante nel tempo.
INTORNO AL MITO DEL FISSATORE
Chi non ha mai sentito dire che un buon profumo potrà durare a lungo esclusivamente se contiene pure un buon "fissatore"?
La leggenda molto amata è quella secondo la quale la "fissazione" di un profumo consentirebbe all'insieme dello stesso di protrarre la sua durata nel tempo legandone, per così dire, "alchemicamente" gli elementi.
Addentriamoci quindi in una questione che rappresenta quasi un "mito" in materia di profumeria, partendo un po' da lontano.

I cosiddetti "fissatori" utilizzati originalmente in profumeria altro non erano che feromoni naturali ottenuti da sostanze aromatiche d'origine animale come per esempio il Muschio o lo Zibetto: composti sviluppati dalla natura per durare a lungo poiché esposti alle intemperie; gli stessi rappresentano, infatti, potenti richiami sessuali territoriali che l'animale maschio sparge sul suo territorio al fine di delimitarlo nei confronti di altri maschi e allo stesso tempo per sedurre le femmine della sua specie. Quindi una doppia convenienza di cui si sono avvalsi i profumieri del passato: sensualità pura e forte persistenza (quest'ultima da sempre sinonimo di qualità in un profumo). L'olfatto umano risulta facilmente sedotto da questo tipo d'odori... un problema però permane: i feromoni sono stati "ideati" dal regno animale per essere spruzzati sulle rocce, sugli alberi, sulle foglie ma non sulla cute umana. Nei vecchi "profumi da fazzoletto" (spruzzati indifferentemente pure su guanti o sciarpe) funzionavano benissimo quali "fissatori" animali ma possono molto poco quando accorpati nelle moderne formulazioni profumiere destinate alla nostra pelle: sul collo o sui polsi durano ad esempio assai meno di un olio essenziale puro e naturale di Patchouli, di Vetiver o di Ylang Ylang.

Come acutamente osservato da un "addetto ai lavori" di tutto rispetto (Guy Robert, noto formulatore per Christian Dior – citazione testuale): "...nonostante l'evidenza, il mito del fissativo si è protratto fino ai nostri giorni, coltivato con cura dai fabbricanti di fragranze... io odio e trovo stupida la teoria dei fissativi..." probabilmente – aggiungiamo noi – alimentata anche perché la stessa contribuisce tutt'oggi a mantenere un po' di quell'alone di mistero e di segreto intorno all'arte profumiera.

Ad onor del vero, si sono quasi sempre spacciati quali "fissativi" quegli ingredienti aromatici che presentano di per sé una natura potente e tenace; ciononostante, va pure riconosciuto che concretamente alcuni olii naturali (come per esempio l'Agarwood, il Benzoino, l'Incenso, il Muschio quercino, il Sandalo, il Vetiver ed altri) presentano effettive proprietà fissanti, certo blande e non determinanti, ma di sicuro non unicamente attribuibili (e/o riducibili) alla propria intrinseca tenacia.
INTORNO AL MITO DEL NATURALE
Davvero non avremmo potuto dichiarar conclusa questa breve dissertazione intorno alla profumeria evitando d'affrontare il "dilemma" per eccellenza: chi tra voi appassionati non s'è mai chiesto se è vero o no che un profumo per definirsi "d'alta qualità" nonché "assolutamente non nocivo per la salute" debba essere formulato necessariamente quanto esclusivamente con materie prime d'origine naturale?
Ebbene, una volta per tutte, a rigor scientifico vorremmo persuadervi del fatto che le equazioni:
"NATURALE = BENEFICO" oppure "NATURALE = INNOCUO" o ancora "NATURALE = QUALITÀ"
rappresentano nulla più che stupidaggini, molto "care" - purtroppo - a larghissima parte dei consumatori. Probabilmente ciò è la conseguenza della pressante, ingannevole propaganda effettuata in questi ultimi decenni.
Visto che ai più le "equazioni" di cui sopra appaiono - senza riflessioni e/o ulteriori dubbi di sorta - quali concetti sottintesamente palesi, questo espediente pubblicitario è stato esasperato fino a trasformarsi in pochi anni in una sorta di "religione laica": un culto dagli innumerevoli testimoni pur se privo di fondamento alcuno. Si tratta però nulla più che d'un pretesto promozionale di comoda presa.

Ragioniamo insieme: anche un bimbo, saprebbe riscontrare come un fulmine od un fungo od un morso d'un animale velenoso (...etc.) rappresentino fenomeni in grado di cagionare addirittura la morte istantanea d'un individuo... pur se tutti, di rigorosa origine "naturale"! Pertanto smettiamo - per favore - di... credere a Babbo Natale!

Nella fattispecie della profumeria, rendiamo ad esempio noto - a chi già non ne fosse edotto - che, pur se purissimi e naturali, varii olii essenziali (ad esempio l'Artemisia, il Calamo, la Santoreggia, la Senape, etc.) possono risultare seriamente temibili quando impiegati senza cognizione di causa. Al contrario, decine e decine di molecole aromatiche totalmente artificiali - e quindi d'origine sintetica - oltre a presentare caratteristiche olfattive davvero intriganti, sono totalmente innocue per la salute umana (basti considerare che la moderna profumeria senza queste neppure esisterebbe!)... ma non basta: ulteriore cognizione da non tralasciare è quella di concentrazione: moltissime sostanze (a prescindere se d'origine naturale o non) tal quali rappresentano dei tossici e/o dei potenti irritanti; in formula, ad opportuna concentrazione nonché accompagnate da altri ingredienti possono divenire assolutamente innocue.

Quindi, NON esiste ragionevolmente alcuna linea di confine tracciabile con le banali categorie emozionali naturale/biologico/artificiale/sintetico quale demarcazione del "bene" dal "male": in questo campo (e non solo) la frontiera tra "buono" o "non buono" rappresenta esclusiva questione riservata ai professionisti di settore competenti in materia in quanto adeguatamente formati nonché dotati delle necessarie strumentazioni di laboratorio.

Per non trascurare proprio nulla, chiariamo pure che:

Tutte le materie prime aromatiche possono risultare scadenti o d'ottima qualità indipendentemente dalla loro natura e/o origine.

Qualsiasi ingrediente destinato ad entrare a contatto diretto con la nostra cute - pur se dichiarato innocuo e quindi approvato dalla complessa normativa IFRA - teoricamente potrà comunque scatenare una reazione negativa (irritazione, sensibilizzazione, etc.) a causa di inconsuete allergie individuali.


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